Autore Topic: Sabato 8 agosto 2009 - Impresissima delle impresissime ISERAN - 290 km - 2770 mt  (Letto 4614 volte)

Offline Emperor Absolutus

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Splendidi paesaggi francesi

           
Vedute dalla strada per il Colle Dell'Iseran

           
Le splendide montagne innevate che si vedono dalla strada per l'Iseran

           
Foto storica quanta fatica è costata!!! Nicola al Colle Dell'Iseran

           
Souvenirs al Colle Dell'Iseran

           
Il versante opposto a quello da dove son venuto al Colle dell'Iseran

           
Turisti in questa grigia giornata al Colle Dell'Iseran

           
La natura spoglia di prati e alberi ma affascinante al Colle Dell'Iseran

           
Bellissimo panorama dalla strada che va verso l'Iseran

           
Il paesino di Bonnevard appena lasciato per intraprendere la salita all'Iseran

           
gli incantevoli paesaggi del versante francese del Moncenisio

           
Nicola al Colle del Moncenisio al ritorno dopo averlo riscalato dal versante francese!!!

           
Il fascino del Lago del Moncenisio avvolto dalla nebbia


Scarica da qui le foto dell'Impresissima delle Impresissime!

Ci sono delle volte che mi stupisco di me stesso, di fin dove la mia volontà possa portarmi se mi metto in testa qualcosa. Certi eventi possono aiutarti a capire qualcosa di te, a conoscerti più a fondo. Ebbene come tutte le persone anche io ho i miei difetti, ma la mia cocciutaggine, la mia perseveranza, la mia costanza, ho capito che anche se a volte sono talmente estreme e patetiche da fare innervosire chi mi sta intorno possono aiutarmi in tantissime situazioni. E’ un grande potere che abbiamo, chi più chi meno… dobbiamo sfruttarlo bene… potrebbe essere la soluzione a molti nostri problemi.
Ho voluto con tutto me stesso scrivere una degna recensione di questa giornata, anche se non c’entra nulla con la nostra amata Dance anni ’90, ma rappresenta qualcosa per cui vado veramente orgoglioso, quindi per tutti coloro che amano la montagna, il ciclismo, la natura, ma amano anche tutto ciò che è spontaneo, straordinario, fuori dai canoni, consiglio veramente di godersi questo articolo dall’inizio alla fine.
Si tratta di un’impresa ciclistica, ma che per me rappresenta molto, molto di più. Innanzitutto, né io e neanche le persone con cui mi sento tutti i giorni pensavano fosse possibile qualcosa di simile, anche perché avevo già tentato una volta questa impresa, purtroppo con esito fallimentare: il 23 maggio ero andato al colle del Moncenisio attratto dalla tantissima neve ancora presente, ma in una condizione di allenamento strana e inappropriata: tanta palestra, mentre da sei anni non mettevo piede sui pedali. Inoltre mi ero svegliato due ore dopo rispetto a quanto avevo programmato… due ore di pedalata in più contano tantissimo ai fini di un’impresa, sono più di 50 km di pianura.
Il giorno 23 maggio ero arrivato al Colle del Moncenisio alle 13: decisamente troppo tardi per proseguire. Sì perché voi che non ci siete mai stati non sapete, ma scendere con la bici dall’altro versante del Moncenisio significa doverlo riaffrontare anche al ritorno, quindi essendo arrivato alle 13 quel giorno, contando il tempo necessario per il ritorno, tutto quello che avrei potuto fare è scendere fino al prossimo paese francese di Lanslebourg, a 1500 metri di quota, e poi risalire sul colle: decisamente troppo poco, decisamente qualcosa che non mi avrebbe reso soddisfatto. Sì, ok, avrebbe reso la mia gita ancora più bella e faticosa, ma non ne valeva la pena… insomma, quel 23 maggio avevo declassato l’idea, per scendere e risalire non meritava, così dal Moncenisio ero tornato indietro con tutta tranquillità, tra l’altro con un “pit stop” a casa del mio capoprogetto che molto gentilmente mi aveva invitato. Per chiunque altro la gita sarebbe stata apprezzabile: anche per me lo è stata, ma mi è sempre rimasto dentro quel grugno di non essere potuto proseguire fin dove sapevo bene di voler arrivare. Ma in cuor mio avevo pensato “forse il tempo non basta, forse è davvero troppo lontano”. Ma nello stesso tempo, in fondo in fondo, non mi ero mai rassegnato.
Adesso c’è stata una serie di avvenimenti per cui qualcosa, una forza irrefrenabile… mi ha spinto a riprovarci!!! Ma come direte voi, ritornare per due volte nello stesso posto?? … Sì. In me non è mai perpetrata una totale rassegnazione per non essere arrivato dove volevo quel giorno. Adesso mi trovo nella condizione che sto per partire per una vacanza in Sardegna di una settimana. In questa settimana non potrò nulla per allenarmi fisicamente, ma è giusto così… questa che viene deve essere per me una settimana di puro relax e divertimento, con gli amici che ho sempre desiderato conoscere in quelle terre. Ma d’altro canto, come mi ha fatto notare anche il mio capoprogetto in ufficio che di ciclismo e sfacchinate se ne intende, le giornate si stanno accorciando… contiamo che dopo che torno dalla Sardegna ci vorrebbe almeno un paio di settimane di lavoro per me per ritornare al massimo al massimo della forma, per tutte queste ragioni ho deciso, in modo fulmineo, che il giorno di sabato 8 agosto doveva essere la giornata per coronare una stagione indimenticabile per me per le imprese ciclistiche: dopo il Moncenisio, il Nivolet e l’Agnello, dovevo assolutamente riuscirci… DOVEVO ARRIVARE AL COLLE DELL’ISERAN, in Francia inoltrata, a cui si arriva scendendo appunto dal Moncenisio sul versante francese. Quello di cui voi non potete rendervi conto se non guardando le mappe, e quello di cui mio padre aveva pure abbastanza paura, è la distanza… il Colle dell’Iseran, oltre ad essere il più alto d’Europa insieme all’Agnello e allo Stelvio che sono alti uguali (2770 metri), è raggiungibile dopo quasi 35 km, dal paese francese di Lanslebourg, ai piedi del Moncenisio sul versante francese, che si può considerare come punto di partenza per questa salita. Prima dell’inizio della salita vera e propria per il colle c’è un immenso pianoro e un’altra collinetta da scalare. Ma ci arriveremo…
Fatto sta che mi è sorta un’incredibile determinazione per concludere nel migliore dei modi questa stagione di impresissime ciclistiche, per quella che voglio definire la regina, l’impresissima delle impresissime.
Il giorno prima in ufficio col mio capoprogetto in un momento di pausa abbiamo stilato il grafico altimetrico e le distanze: un qualcosa effettivamente di spaventoso, il dubbio che sia realizzabile o meno c’è. Ma a me sta bene, anzi benissimo: non voglio partire sapendo di farcela sicuramente: voglio partire sapendo che se mi impegno al massimo posso farcela. Nulla per me deve essere scontato, tutto deve essere un’avventura. Solo così posso sentire veramente la soddisfazione.
E così, arriva finalmente sabato 8 agosto. Da notare che solo il giorno prima mi sono deciso veramente a tentare questa impresa disperata. Venerdì appena tornato a casa alle 21 mi sono messo subito a letto per una bella dormita: la sveglia sabato suona alle 3,30… è notte, notte fonda. Il mio sonno è molto leggero, e turbato dagli eventi atmosferici sempre più scoraggianti: i tuoni si sentono chiaramente, si sente chiaramente anche il rumore della pioggia che scende, seppur non forte. “Non importa… partirò lo stesso” penso tra di me, mentre sono disteso al buio sul mio letto. Poi però penso anche “Se proprio vedo che peggiora e i fenomeni sono forti, non parto…”.
Arrivano le 3,30, la pioggia, i fulmini, i tuoni non calano, anzi semmai danno idea di voler aumentare d’intensità. Mi alzo dal letto… Lo stesso mia mamma, che mi ha sentito alzarmi, mi dice qualcosa come per dire “Mi dispiace…”. Lo sa benissimo quanto io tenga a questo, perché è come giocare un torneo, arrivare a una finale e poi non presentarsi sul campo di gioco. Per motivi validi, certo, ma la sensazione è quella. Ma a questo punto le mie parole sono agghiaccianti, sgomento provocano: “Ah ma può anche piovere, io parto lo stesso”. Veramente allucinata mia mamma… pensa che stessi scherzando. Purtroppo la mia lucidità per essere quell’ora della notte è accecante. Non c’è il beneficio del dubbio nelle mie parole e nelle mie considerazioni: non ho dubbi io, voglio lo stesso partire, anche con la pioggia e i fulmini. Certo, questo comporterà qualche rischio in più e qualche scomodità in più… ma voglio lo stesso partire. Poi l’intensità dei fenomeni non è tale da preoccuparmi particolarmente: “Come è venuto, se ne andrà” è la base delle mie considerazioni in venti minuti di discussione e litigio davvero esasperati. Direte voi “Ma aspettare che finisca e poi partire?”, una considerazione perfettamente lecita, ma… non c’è tempo. Se non parto alle 4 se non prima, non ho proprio speranze di riuscire neanche stavolta. L’orario era già stato il mio nemico il 23 maggio… non deve esserlo anche stavolta. Stavolta il mio nemico in partenza è il tempo atmosferico… beh, lo affronterò.
Alla fine tra la preoccupazione, lo sconvolgimento di mia mamma, alle 4 meno qualche minuto scendo le scale e tiro fuori dal nostro garage la mia bici da corsa, compagna ormai di tantissime avventure. Solo due giorni prima l’avevo ritirata dopo averla portata dal ciclista, per farmi montare due luci posteriori ed anteriori, e i fanali con i rifrangenti. Ottima mossa… soprattutto in vista di questa gita! Peccato che appena la tiro fuori mi accorgo subito che il contachilometri non funziona… l’ho portata dal ciclista più incompetente della cittadina perché gli altri erano tutti chiusi per ferie… era presumibile che qualcosa non andasse. Dopo il lavoro si è dimenticato di riattivare il contachilometri. Peccato, mi sarebbe stato veramente ma veramente indispensabile per calcolare tempi, distanze e velocità al meglio… ma pazienza. Non è certo questo piccolo particolare che mi fermerà. Alla fine non potrò fotografare i km totali percorsi… ma se tutto va bene, avrò le foto che proveranno veramente in che posti sono stato.
Mi lancio allora alla partenza sotto un temporale che ahimè, sta aumentando: bastano due vie, sono già tutto fradicio. Con una mano guido il manubrio, con l’altro cerco di ripararmi dalla pioggia che mi viene sugli occhi e non mi fa vedere bene la strada, che comunque essendo in paese è ancora ben illuminata. Passo davanti a quello che un tempo era il mio paninaro preferito, aperto solo di notte: da qualche tempo stranamente ho perso tutta la mia passione per il kebab, da quando ero stato male a causa dei suoi panini, da quel momento io e lui ci vediamo pochissimo. Pioggia, fulmini mi accompagnano per tutta la traversata di Torino, anche da Corso Regina quando imbocco la statale per Susa piove ancora. Per fortuna, dopo pochi kilometri, quando inizio ad attraversare i primi paesi lungo la strada Collegno e Pianezza, la pioggia finisce. Questo è già un fattore che mi comunica un’enorme energia e potenza: ho già avuto un ostacolo importante, l’ho superato senza pensarci due volte… quando è così, uno si sente veramente rinvigorito, e penso proprio che in questi momenti ho preso più forza di quanta ne avrei avuta se fosse andato tutto liscio fin da subito. Finalmente, anche se è notte posso proseguire tranquillo, senza ripararmi il viso, godendomi la bellezza di queste lande così buie, così silenziose. Avevo anche la mezza paura di essere attaccato da un malintenzionato, un ladro, oppure un branco di cani: beh, anche queste paure mi passano perché in una notte con questo tempaccio difficilmente incontrerei certe presenze, soprattutto in queste zone. Incredibile… una gita che sembrava compromessa in partenza, sta ora proseguendo tranquillamente. Arrivo ad Avigliana, senza rendermi conto bene di che velocità sto tenendo a causa del contachilometri fuori uso. Qui purtroppo è ancora notte, e ricomincia a piovere, anche piuttosto forte. Penso che il momento più difficile di questa prima fase dell’impresissima delle impresissime lo passo proprio qua, nelle strade dopo avigliana: completamente buie e con una pioggia scrosciante che mi viene addosso. In più, vedo un cartello di pericolo “Possibilità di attraversamento della strada di animali”, mentre è notte e piove a dirotto. Ecco, penso che in questo momento mi sono sentito scoraggiato. Ma vado avanti, imperterrito, e non mi arrendo. Mi ripeto “Tutto questo passerà”. La pioggia purtroppo sembra andare avanti seriamente stavolta… fino a Borgone Susa, quando oltre a cessare la pioggia, arrivano finalmente i primi chiarori. Ed è qui che prendo altra energia da me stesso: ho superato un altro ostacolo, la notte, la pioggia, mi sento davvero splendidamente nonostante tutte le docce prese, che per fortuna però data la temperatura erano calde.
Tra i primi chiarori dell’alba arrivo a Susa, dove ho previsto la prima pausa al bar a prendere qualcosa. Guardo l’ora, le 6,30… le 6,30!!! Incredibile… nonostante tutto, sono già in anticipo rispetto alla tabella di marcia che mi vedeva lì alle 7… questo vuol dire che inconsciamente ho spinto di più per sfuggire dalla pioggia??! Non lo so… ma comunque orario perfetto, mando subito sms a mia mamma per tranquillizzarla che il tempo è buono, io sto bene e sono in orario. Ho solo paura per tutto ciò che ho dentro il marsupio, il portafoglio… si saranno bagnate le banconote? La digitale, il cellulare… funzioneranno ancora con tutta l’acqua che ho preso? Spero tanto nell’impermeabilità del mio marsupio… purtroppo sia il cellulare che la digitale si sono bagnati, ma funzionano ancora. Le banconote in portafoglio si sono inumidite parecchio, ma sembrano ancora utilizzabili. Ecco, se volete, questa è l’unica cosa che non ho considerato quando son partito con questa frenesia di voler a tutti i costi andare anche con la pioggia. Purtroppo le circostanze vogliono che dentro il portafoglio io tenga tutto l’ammontare di soldi che ho ritirato dalla banca in vista della vacanza in Sardegna, davvero una bella somma. Sarebbe una catastrofe immane davvero se quelle banconote non fossero più utilizzabili. Ma per fortuna, il barista me la accetta… non so se si accorge che è un po’ umida.
L’Impresissima delle impresissime può proseguire. Il bar è appena aperto, non hanno neanche ancora preparato le brioche, mi accontento di due biscottini alla crema, dopodichè si riparte, più vigorosi, convinti e in forma che mai!!!
Alle 7 quindi inizio a intraprendere la salita per il Moncenisio, da Susa; il mio morale viene ulteriormente alzato dai canti dei galli: a tutti i canti che sento rispondo, e se i galli cantano ancora, rispondo una seconda volta, dalla strada, dalla mia bici, mentre pedalo. Sono convinto che questo possa darmi ulteriore spinta, anche se mi fa perdere la voce.
Dopo poco arrivo al paese dove il 23 maggio ricordo di aver fatto la sosta, già un po’ provato: questa volta la stanchezza non la sento minimamente, quel bar è chiuso ma anche se fosse aperto non mi sarei fermato. Proseguo tranquillo e concentrato finchè passo anche la località di Bar Cenisio, ormai siamo a 1400 metri di quota, siamo a buon punto, stanchezza zero, tempo buono.
Proseguo ancora un po’ finchè verso le 9, quindi in tempi perfettamente rispettati, arrivo al punto dove il cartello segnala “Moncenisio”, il paese, è molto prima del corrispondente colle, ma è un ottimo punto di riferimento e vuol dire che siamo ai due terzi circa della tratta. In questo momento però, mi accorgo di qualcosa di strano: vado più lento del normale, dietro sento il terreno. Un presentimento tremendo, ma che purtroppo viene rispettato: tocco la gomma dietro, è più molle. Ahimè. L’unico fattore che avrebbe potuto farmi desistere dal portare a termine questa impresissima si è verificato, d’un tratto è disperazione, sconsolatezza. Vi chiedete come mai un qualcosa tutto sommato di perfettamente rimediabile avrebbe potuto farmi desistere? Semplice… perché a fare tutto il lavoro di sostituire una camera d’aria si perde tempo. Io che poi non sono esperto in questo, ci avrei messo senza dubbio di più, almeno un’ora, decisamente troppo tempo sprecato che mi avrebbe fatto desistere sicuramente dall’andare all’Iseran. Sono disperato, ma noto qualcosa che mi fa ben sperare: la valvola che regola la fuoriuscita dell’aria non è ben fissata, questo mi fa pensare che quando quell’incompetente del ciclista mi ha gonfiato le ruote non l’abbia chiusa adeguatamente. Lo faccio io ora dopo aver dato una bella gonfiata, e per un po’ sembra tenere!!! Proseguo ancora lungo la salita, ma dopo un po’ la gomma torna a sgonfiarsi… niente da fare. Adesso però mi viene il dubbio che sia stato io a fissare male la valvola, così la richiudo usando le tenaglie… ma dopo un po’ si ripresenta lo stesso problema. Non posso continuare il viaggio gonfiando la ruota ogni 5 minuti. Così, mi rassegno che purtroppo anche stavolta non potrò effettuare l’Impresissima delle impresissime, cammino un po’ lungo la strada, tra l’altro prendendomi gli sberleffi dei simpatici ragazzi francesi che vengono dall’altro versante. Dopo un po’ trovo una casetta abbandonata, c’è anche scritto “Casa di riposo”, evidentemente questo era prima di essere abbandonata. E’ davvero piccola però… dentro non si trova altro che mattoni, macerie, rifiuti, scritte sui muri. Eleggo questo come luogo dove effettuare uno dei lavori che odio di più… rovescio la bici e con tutta calma tolgo il copertone e sostituisco la camera d’aria, stando attento a come è infilata la catena e poi anche a mettere bene la nuova camera d’aria, a fissare bene la ruota: tutto questo mi occupa come previsto un’ora, a causa vuoi della mia inesperienza in questo specifico lavoro, ma anche della mia sconsolatezza, di vedere tutta la gente che sale, e io che ho stabilito che fosse meglio tornare indietro. Potrei benissimo arrivare almeno fino al lago del Moncenisio e poi tornare giù, almeno ho raggiunto una meta… ma sono troppo sconsolato, non ci riesco. Non vale la pena, quest’anno poi lì ci sono già stato.
Quando finalmente ho finito il lavoro guardo l’orologio: le 10,13. Ecco, lo sapevo: a quell’ora dovevo avere già varcato il colle ed essere in discesa sul versante francese. Adesso???!! Adesso… si torna giù, come stabilito: si mangia al paese di Moncenisio e poi con tutta calma si torna a casa, si passa la giornata tranquilla a pensare alla Sardegna, a vedere le puntate dei telefilm sul pc, alla nostra amata Dance anni ’90 prima di tutto… ma è veramente così che deve finire oggi???!!! NO … NO … NOOOOOOO!!!!!! Ok, l’unico ostacolo che avrebbe potuto davvero sconfiggermi è successo… ma è davvero tutto perduto?? Ho perso un’ora… arriverò a casa alle 23 invece che alle 22… ma proviamoci, chi se ne frega!! Andiamo avanti!!!! SIIIIIIII… In me si accende una spinta speciale… un qualcosa che mi dice “PROSEGUI”. Adesso essendo poco esperto ho qualche paura di non aver fatto il lavoro nel migliore dei modi, che la ruota si sgonfi o che peggio ancora non sia stata bene fissata, che non abbia impostato bene la camera d’aria… ma… qualcosa mi dice lo stesso “PROSEGUI”… ma sono senza ruota di scorta ora… OK, MA … PROSEGUI. Insomma dentro di me sento la spinta, la sento forte. Percorro quel poco che da quel punto mi separa al lago del Moncenisio, che nonostante tutte le nuvole si mostra a me in tutta la sua bellezza… è incredibile come nonostante sia tutto coperto il cielo, brilli di blu… sarà il riflesso di uno sprazzo di cielo aperto sopra che io da quella posizione non vedo. E’ stupendo.. uno spettacolo che solo chi è presente può capire. Arrivo al Colle del Moncenisio spingendo il più possibile: purtroppo la mia andatura, la mia velocità abituale, la mia tranquillità sono andate perse ora: sono in ritardo, e ho deciso di proseguire… devo andare più veloce. Ahimè, questo tante volte frega… uno per andare più veloce poi dopo crolla, anche a me è successo in passato. Speriamo di no.
Al Colle del Moncenisio arrivo quando l’orologio segna le 11,38… cavoli, è tardissimo. Qui mi aspetta la decisione più difficile di tutto il percorso: vi ricordate prima quando ho parlato di cosa comporta percorrere la discesa dal Colle al versante francese… poi per ritornare indietro, è dura… Incredibile di quanto mi senta forte, fiero nonostante tutto quello che mi è successo. Guardo dentro di me, non c’è più traccia della sconsolazione di prima: anzi, c’è l’orgoglio e la soddisfazione di aver compiuto con successo un lavoro che non ho quasi mai fatto, e mai da solo soprattutto, cioè cambiare la ruota di dietro che è la più difficile. Questo mi dà un’enorme energia, la bici sembra andare perfettamente, non mi ha dato il minimo problema nel tratto dalla casa abbandonata al lago. Quindi, scrivo un sms a mia mamma, arriverò a casa un’ora dopo il previsto, ma… PROSEGUOOOO… SIIIIIII… VADOOOO…!!! Da questo momento in poi l’ Impresissima delle impresissime, se dovesse riuscire, darà il doppio, il triplo, il quadruplo della soddisfazione… perché guardate quanti ostacoli sono già intercorsi: tutti sono stati brillantemente superati. Però in me purtroppo la tranquillità per gli orari se n’è andata e non potrà più ritornare.
Mi fiondo senza più pause nella discesa che dal Colle del Moncenisio mi porta al paese di Lanslebourg, aveva ragione il mio capoprogetto, un quarto d’ora ci si mette. Ma in questo quarto d’ora noto che comunque la salita ha una sua difficoltà, anche se devo dire che bellissima è dir poco: attraversa tutta la pineta che è un qualcosa di spettacolare. Ad un certo punto come panorama c’è tutta la vallata di Lanslebourg… magico veramente.
Ed è così che ancora una volta mi trovo in Francia. Qui tutto è francese, tutte le scritte, non c’è più traccia di italiano incredibilmente. L’unica traccia la vedo solo in un ristorante lungo la strada “PIZZERIA”. L’unica traccia.
Non è qui che mi fermo a mangiare però: non posso perdere tempo ad aspettare che mi preparino dei piatti caldi. Mi fermo a mangiare in un piccolo bar lungo la strada per il colle dell’Iseran, dal quale mancano, mi segnava ben 33 km. Tanti. Tantissimi, data l’ora, e soprattutto dato il Moncenisio al ritorno che incombe. Un panino è tutto quello che mangio, più una lattina di thè, poi di nuovo, incessantemente senza pause e il più in fretta possibile lungo la strada. Secondo lo studio del percorso dovrebbe esserci una collina da scalare ora, infatti eccola, ci sono però dei paesini molto belli e turistici, con un sacco di bella gente tra cui passo, che mi tirano su di morale. Spettacolare anche il paesaggio di pinete, l’unico particolare è che la salita della collina non doveva essere così tosta… ci sono dei tratti abbastanza duri, spero non sia già la fatica per aver scalato il Moncenisio se no sarei fritto. Dopo la collina ci deve essere un tratto pianeggiante, in effetti mi trovo in una specie di falso piano… dopo aver attraversato un torrente, un brevissimo tratto di salita, mi trovo in un pianoro dalla bellezza insperata, impressionante, meraviglioso: una prateria quasi, più grossa del Pian Della Mussa. Anche se qui riprende a piovere, sono incantato da tanta bellezza e splendore della natura, tutt’intorno ci sono le montagne. Verso le 12,45 arrivo nel paese di Bounnevard, perdonatemi se scrivo male il francese… si trova al fondo di questo spettacoloso pianoro. Sono un po’ preoccupato… quando è che inizia la salita vera e propria per il Colle dell’Iseran?? Finora abbiamo scherzato, come sulle carte… ma ora deve iniziare.
Ed infatti, eccomi accontentato. Sono le ore 13, quindi incredibilmente nonostante il ritardo di un’ora della foratura, sono riuscito a rientrare nei tempi prestabiliti spingendo un po’ di più sui pedali!!! E’ bellissimo, alla fine sto comunque nella corsa!!! Wow… grazie dieta, grazie palestra. Spettacolare vedere il paese di Bounnevard dall’alto, la strada come da previsione sale molto, e, purtroppo, dopo una temporanea pausa che mi ha fatto ben sperare, la pioggia è ripresa scrosciante, forte.  A sto punto confido veramente nella mia fede perché tutte le banconote che ho in portafoglio non si bagnino ulteriormente… sarebbe davvero la fine. Le mie condizioni sono sempre buone, e salgo agevolmente nonostante la pioggia. Il mio morale non è giù, anche se il perdurare della pioggia e il fatto di vedere delle nuvole sempre più compatte e minacciose, un po’ mi fanno pensare male su come sarà questo ultimo tratto della salita.
Dopo un po’ sempre in un contesto di pioggia insistente non vedo più il panorama del paese sotto: ormai sono di nuovo tra le montagne più desolate: se dovesse succedermi qualcosa qui, la situazione sarebbe drammatica: non ho più una camera d’aria di scorta se dovessi forare, chi mi potrebbe portare giù a valle… chi accetterebbe le mie banconote… mi mi capirebbe dato che sono francesi… … …MA BASTA CON TUTTE QUESTE LAGNE!!! Continuo per la mia strada, è incredibile che nonostante tutto sia arrivato a quel punto… non mi posso mica arrendere proprio ora!!!
Effettivamente qualcuno mi supera, ma sono più che altro trattori, di pastori che vanno ad accudire le loro mucche in pascolo sui prati nonostante il maltempo; di ciclisti naturalmente neanche l’ombra, tutti quelli che ho incontrato erano in discesa, evidentemente spaventati dal cattivo tempo. E’ un vero peccato perché per 10 minuti era uscito anche il sole in paese, pensate un po’. Sempre tra la pioggia arrivo più o meno a metà di quella che dovrebbe essere l’estenuante salita dai 1800 metri di Bounnevard ai 2770 metri del colle… proprio dopo la metà del tratto però la strada comincia a farsi più ostica, salite sempre più estenuanti. Nonostante la mia smania di spingere e tirare, che anche se ho recuperato bene o male i tempi non si è mai spenta, sono costretto a rallentare per non spaccarmi le gambe… Quando guardo su la strada sembra veramente interminabile, in mezzo alla pioggia vedo dei tratti di strada lontani su delle rampe che non avrei pensato… le macchine piccolissime… insomma, è davvero tremendo, è scoraggiante. Ormai solo la mia forza di volontà può aiutarmi, la stanchezza un poco comincia a farsi sentire, ma non posso arrendermi ora. Mi dico di non pensare più ormai a tirare, ad andare più veloce per guadagnare tempo: non serve a niente, non si può prendere velocità in tratte come questa, ci si stanca solo di più per niente. Così provo a concepire questa seconda parte finale, come l’avrei concepita se fossi in perfetto orario, anzi in anticipo… devo dire che da questo momento in poi la situazione è migliorata, e non ho più sentito la fatica come prima.
Quando ormai penso di essere quasi arrivato, in realtà ancora manca… pazzesco, è disumano tutto questo. E’ interminabile sta strada. Dopo i prati, le rocce, nelle montagne tutt’intorno i nevai, i ghiacciai, lo spettacolo è meraviglioso nonostante le nuvole. Vorrei incontrare anche io qualche nevaio sulla mia strada, mi darebbe ulteriore spinta per proseguire… ma sono vicini vicini i nevai, ma mai lungo il mio percorso. Dopo una piccola galleria scavata nella roccia, ormai sento che ci siamo quasi… spero sempre di vedere la meta in qualche modo dalla strada, ma purtroppo ancora non si vede e la strada si fa di una difficoltà estrema come pendenza, in questi tratti. Sono momenti in cui davvero sto soffrendo, ma d’altronde era quello che volevo. Nient’altro in più, di quello che volevo. Sono io stesso che sono andato a cercarmela. Spesso è necessario l’inferno per accedere al paradiso. La sofferenza sul mio volto si legge tutta. Una piccola pausa di due minuti (non di più!) sono costretto a concedermela, anche per fare finalmente qualche foto. E vado avanti, dopo questa piccolissima pausa vado e non mi fermo più, non posso assolutamente mollare.
E finalmente, quello che era circa un’ora che aspettavo di vedere, si avvera: in lontananza ci sono delle bandiere di diverse nazioni: E’ FINALMENTE IL COLLE DELL’ISERAN!!!! SONO ARRIVATO!!! Naturalmente dopo questa visione non ho più paura dei tratti e degli strappi finali, anzi ritorno a farli spingendo a più non posso… ma finalmente sono arrivato, sono sopra il colle!!! Che sensazione stupenda… le montagne da una parte e dall’altra in tutta la loro altezza ma io sono alto quanto loro, più alto!!! Mi guardo subito intorno… la felicità è tanta, ma in cuor mio so di poter rimanere per non più di 5 minuti. Chiedo a dei turisti, naturalmente nessuno italiano, di scattarmi qualche foto… poi ne scatto anche io qualcuna. Dopo aver fatto un bel respiro per prendere tutta l’aria, però, è il momento di tornare giù… la mega discesa e il mega viaggio di ritorno mi aspettano, naturalmente sono tantissimo più rinfrancato ora però, tra l’altro anche la pioggia per fortuna è cessata. Un gran freddo dal colle fino giù… penso che la temperatura non superi i 13 gradi, se non di meno. Naturalmente sarebbe stato opportuno avere l’impermeabile, ma come facevo a portarmi pure quello… mi sarebbe stato di imbroglio per quasi tutto il percorso. Batto i denti, è vero… ad un certo punto mi irrigidisco proprio, sento dei brividi forti, sono costretto a fermarmi. Cerco di muovermi e di sciogliermi un po’ per scaldarmi, ma è tutto inutile, continuo a tremare… Oh oh… panico. Bagnato come un pulcino, adesso pure aria gelida… qua ci sono tutte le carte in gioco per una bella malattia, signori. Mi faccio ulteriore coraggio e batto in discesa nuovamente… per fortuna con il calare della quota l’aria si fa più calda. Arrivo di nuovo a Bounnervard, questa volta è d’obbligo una sosticina di una decina di minuti e una bevanda calda soprattutto. Ma quando esco dal bar, ancora una sgradita sorpresa: è ripreso a piovere. Non posso aspettare che smetta, ancora… non so quando smetterà. Mi fiondo di nuovo sulla strada, ma ricomincio a sentire quei brividi fortissimi… sto rigido come un ghiacciolo, ma continuo a pedalare, anzi lo faccio più forte con la speranza di scaldarmi, e per fortuna la vera discesa per ora è finita, c’è di nuovo il tratto pianeggiante da percorrere… per fortuna pedalando riesco a scaldarmi, la pioggia smette, insomma, dopo quest’altro momento critico rientro in una situazione di semi-normalità.
Le mie condizioni atletiche, invece, con mio grande stupore sono nuovamente migliorate!! Mi sento davvero in forma e prontissimo per affrontare le prossime avversità. Ripercorro agevolmente i tratti di salita della collinetta, che all’andata erano state discese. Dopo in men che non si dica, sfrecciando sull’asfalto e la gente ad una velocità anche piuttosto pericolosa, mi ritrovo di nuovo a Lanslebourg… nessuna pausa naturalmente, guardo l’ora e sono appena appena in orario… ho perso più tempo al ritorno, con le discese, che all’andata… quindi mi devo subito mettere all’opera, sono le 16,10 ed è il momento dell’ultima scalata, quella del Moncenisio al ritorno dal versante francese.
Dopo la prima parte percorsa in modo agevole, comincio a sentire veramente la fatica, in una strada che ancora una volta appare interminabile. Il paesaggio tra le pinete è stupendo, ma non è abbastanza per darmi spinta, c’è veramente poca gente che passa… è tutto quasi isolato, poi è anche tardi. Sono costretto a fermarmi per uno o due minuti per due o tre volte… Adesso la stanchezza davvero si fa sentire, d’altronde è la mia terza scalata del giorno, e ho già percorso un totale come 3500 metri di dislivello tra Moncenisio, Iseran e Moncenisio al ritorno. Ma non posso arrendermi, lo so che non manca molto. So che ce la posso fare. E infatti, una grossa consolazione è vedere i pini che a mano a mano spariscono: è il segnale che stiamo passando i 2000 metri di quota, oltre ai quali le pinete non riescono più a resistere per le condizioni avverse: so che non manca molto ormai!!! Il colle del Moncenisio è a portata di mano!! Non mi fermo più, nonostante la stanchezza, e d’un tratto mi immergo in un paesaggio fatto solo di nebbia…
Un paesaggio tanto desolato quanto affascinante, bello… fantastico. Solo le mucche con i loro pastori a rompere il silenzio, altrimenti fatto solo di prati. Mi viene un po’ la paura che ritorni a piovere, ma per fortuna non lo fa. Dopo altri strappi finalmente ricordo di essere quasi arrivato, ed infatti ecco tra la nebbia apparire il bar sul colle del Moncenisio!!! Non riesco a trattenere le urla di gioia, finalmente si può dire che sia fatta!!! Orario, le 18,10, PERFETTISSIMO!!!! Avevo preventivato di essere lì a quell’ora SENZA il ritardo, vi rendete conto???!! Da ora in poi la mia gita è solamente una discesa e poi una pianura!!! Le scalate sono terminateee!!! Mando sms a casa, e poi entro nel bar dove riconosco la signora che già il 23 maggio mi aveva servito, l’unica che conosca un po’ di italiano. Mi dà una bella fetta di torna di mirtilli (qualcosa di DIVINO) e una lattina di thè. Poi mi scatta una foto davanti al manifesto del suo bar. Ragazzi, lo so che non è ancora finita e che mancano 96 km a casa, ma la mia gioia è già immensa. Ho un po’ di paura per la discesa, che possa succedere ancora qualcosa alla bici, e di conseguenza anche a me… ma affrontiamo senza timore… tutto quello che c’era da fare l’ho fatto.  Paurosamente bello lo spettacolo del lago del Moncenisio immerso tra la nebbia… ha un che di spettrale, sembra tanto Lockness. Sembra che da un momento all’altro debba uscire un qualche mostro dalla superficie, ma qui il vero mostro per tutto quello che ho già finora compiuto, senza vanto, ma sono ioooo!!!! Incontro un paio di ciclisti lungo il lago che non capisco di che nazionalità siano, mi dicono che il tempo sul versante italiano è buono… meno male. Senza indugiare allora mi immergo nelle strade anche se la nebbia è fitta, percorro la discesa come meglio posso, ma celermente perché non voglio davvero restare lì ulteriormente… ricordi troppo brutti all’andata, e al ritorno se succede qualcosa sono fritto. D’altronde, se ho sbagliato qualcosa durante il montaggio della gomma sono tutti cavoli miei. Pazzesco, percorro tratti di discesa estesi a 50-60 km/h, una velocità quasi incontrollabile per una bici, ma per fortuna i miei freni funzionano alla grande, li ho fatti controllare da poco. Le strade non sono bagnate, questo mi dà maggiore tranquillità. Dopo una discesa mozzafiato, tra entusiasmo e attenzione, e un po’ di timore, finalmente arrivo a Susa… LIBERAZIONEEEE!!!!
Sono le 19,10… orario perfettooooooo!!! PERFETTOOOO!!!! Tutto come previsto!!! Mazza che gioia ragazzi, poche volte in vita mia mi sono sentito così orgoglioso, soddisfatto di me. Mando subito sms a casa per aggiornare della situazione, poi dopo neanche 5 minuti di sosta, finalmente con un po’ più di tranquillità, con il cielo con sprazzi di sereno, temperatura gradevolissima, senza il sole che adesso sarebbe meno gradito, inizio il lunghissimo tratto di pianura che mi separa da casa, sono 76 km. Incredibilmente, la gioia è talmente forte che non sento neanche più la stanchezza del Moncenisio, mi è già passata, anzi spingo a più non posso. Quando arrivo ad Avigliana è il momento di accendere di nuovo le luci: vorrei fermarmi a mangiare qualcosa in un bar, ma lungo la strada non ne vedo, e non ho tempo di entrare in qualche paese, così vado avanti con la mia acqua.
Quando arrivo a Pianezza è ormai notte, mi fermo in un bar ma sta chiudendo: gentilmente la signora mi serve lo stesso, manda la sua bambina a prendermi un thè, ma non me la sento di chiedere altro, è già chiuso e mi sta servendo dalla sua macchina. Incredibile l’effetto di ripercorrere tratti di strada ormai al buio, gli stessi che molte ore prima avevo percorso di notte sotto la pioggia… Entro a Torino che è ormai notte, verso le 21,30 mi trovo di nuovo in Corso Regina. Verso le 21,45 passo di nuovo davanti al paninaro che apre solo di notte… pensate, mentre lui ha passato tranquillo la sua giornata probabilmente a dormire, io cosa ho fatto???!! Ahahahah.
Ore 22,01… puntualissimo. Un minuto di ritardo. Entro con la bici nella mia via, dove naturalmente mia mamma mi sta aspettando ansiosa sul balcone.
E’ stata una giornata che mi ricorderò per sempre… tanti ostacoli stavolta lungo il mio percorso: la notte, la pioggia, la foratura, la nebbia. Ma tutto questo insieme non è riuscito ad impedirmi di raggiungere il mio obiettivo. E’ incredibile, vi giuro mi sono meravigliato di me stesso. Sapete cosa vuol dire partire di casa già con il temporale in corso? Normalmente questa è un qualcosa che fa desistere… ma non me. Io sapevo che il temporale sarebbe passato. Potevo incontrarlo qua come anche più avanti… l’ho incontrato sia qua che avanti? Pazienza.
Guardate prima di partire sapevo bene che stavolta avrei toccato il fondo, avrei compiuto l’ Impresissima delle impresissime. Ma per tutte le cose che sono successe, consentitemi, ma… questa impresa ha una valenza ancora maggiore. Anche l’ostacolo che avrebbe dovuto costringermi a rinunciare in modo definitivo, ovvero la riparazione della gomma e tutto il tempo che ha fatto perdere, non è riuscito a farmi rinunciare.
Questa è una perfetta dimostrazione di come la nostra convinzione sia determinante nel permetterci di raggiungere i nostri obiettivi. Ma non c’è limite al potere che possiamo trovare dentro di noi, quando siamo seriamente intenzionati a qualcosa. Sabato 8 agosto 2009… una giornata che entra nel mio calendario, diario, annali, quel che volete… Oggi davvero è successo qualcosa di magico, surreale… una lezione che la vita mi ha dato, ma che io soprattutto ho saputo fornire.


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Offline vale4ever82

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  • LA PASTA!!!
bellissimi paesaggi..un incredibile nico e ...bella la maglietta verde!!  :-*

Offline padi73

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Mamma mia Nico ma te sei un mostro.  :o
Io quando prendevo la bici tutti i giorni e quando avevo 20-25 anni il massimo che facevo erano 80-100 km, si ma in pianura però.  :-X
Sei un grande  :sisi:

Offline DjMonak

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Nico, non sono abituato a vederti così magro: sembri un'altra persona.  :o
Ammiro la tua forza di volontà: quello che più emerge dal resoconto è soprattutto il coinvolgimento per queste tue imprese, unite ad una sensazione di libertà che si legge chiaramente.
Che dire? Un po' ti invidio dato che, con i problemi di asma che ho, credo che crollerei a terra dopo il primo chilometro...   :-X