Autore Topic: Sabato 1 agosto 2009 - la Super Impresissima Agnello in bici - 2770 mt - 290 km  (Letto 4536 volte)

Offline Emperor Absolutus

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Sul contachilometri, l'ora incredibile di partenza

         
Quando è ancora quasi notte fonda, sto entrando in provincia di Cuneo!!

         
Dopo un tratto di strada lunghissimo, eccomi finalmente alla diga di Pontechianale!!!

         
Altra inquadratura della bella diga di Pontechianale

         
Le pendenze allucinanti del tratto dalla diga al Colle dell'Agnello

         
A vista d'occhio ci si accorge come la strada sale

         
Da lontano, altri ciclisti tentano l'impresa venendo su

         
Alcune indicazioni lungo il percorso

         
Pendenze sempre toste ma siamo quasi arrivati!!

         
Immersi tra le nuvole

         
Arrivato incredibilmente al Colle dell'Agnello!!!

         
Anche sulla lapide l'altezza del Colle, confine tra Francia e Italia sto felicissimoo

         
Lo stupendo panorama del versante francese del Colle dell'Agnello

         
Vicino alla neve più resistente, siamo al culmine dell'estate non si scioglierà!!!


Scarica da qui l'archivio delle foto

Nella vita non bisogna mai smettere di inseguire i propri sogni, di raggiungere i propri traguardi, perché quando smettiamo sarebbe come smettere di esistere. Noi esistiamo proprio per quello che possiamo e siamo capaci di realizzare, e ciò che ci guida in tutto quello che realizziamo sono due ideali: la volontà e la passione.
Se ci sono tutti e due, potremmo anche essere in grado di stupire noi stessi, come è accaduto a me incredibilmente questa volta. Credevo davvero che non sarei mai riuscito a spingermi oltre alla già sensazionale impresa di andare, partendo da casa mia a Settimo Torinese direttamente in bici, al Colle del Nivolet nella Valle di Ceresole. Sapevo bene dell’esistenza sia del colle dell’Agnello, che del Colle dell’Iseran, che di quello dello Stelvio, i più alti d’Europa sicuramente, tutti sui 2770 metri di quota, ma impossibili da raggiungere partendo in bici direttamente da casa mia.
Ma per uno di loro, ho pronunciato la parola “impossibile” troppo in fretta. Non so davvero come mi sia venuto questo piglio, fatto sta che il giorno precedente, venerdì 31 luglio mi trovavo in una pausa in ufficio quando mi viene l’idea di guardare, per curiosità, quanta distanza intercorre da casa mia al Colle dell’Agnello, naturalmente stando attento a selezionare i percorsi su strada statale. Sapevo però in cuor mio che la cosa fosse impossibile, perché il Colle dell’Agnello sta nelle valli di Cuneo inoltrate… assolutamente impossibile!!! Ma dai come si fa è un’assurdità… sta dall’altra parte del Piemonte!!! Ma qualcosa mi dice che devo controllare… così apro le “Google maps”, digito i percorsi, il risultato: 132 km… “Vedi Nico, che ti avevo detto??” mi dico tra me. Ma ripensandoci… 132 km… mettiamo di partire prestissimo… la cosa è davvero così impossibile? Pensandoci e ripensandoci… NO!!!! Non è impossibile… Oh cavoli… ho appena scoperto in cuor mio di essermi appena tracciato la via per superare di nuovo il mio primato personale… il Colle del Nivolet resiste da ben 6 anni, ma ora scopro che in realtà c’è ancora qualcosa che può essere possibile, ai limiti proprio della realtà, ai limiti delle possibilità… un’impresissima assoluta dal buon esito non certo, ma tentar non nuoce. Cavoli… sono pazzo veramente. Ma anche deciso. La spinta morale definitiva me l’ha data il mio amico e capoprogetto Roberto, esperto di podistica e ciclismo, lui mi esorta a non affrontare un viaggione così direttamente da casa in bici, ma nello stesso tempo mi dice che le giornate via via si accorciano e se proprio devo tentare un qualcosa di così mostruoso avrei dovuto farlo ora. Naturalmente la frase che mi penetra dentro fino nel profondo è la seconda, la prima momenti non l’ho neanche sentita… Avrei dovuto farla ora!! Ora proprio!!! Eh sì.
Provo subito a cercarmi dei compagni di viaggio, in particolare lui, Roberto ed Enrico un altro amico e anche collega, ma entrambi sono già impegnati, nonostante la cosa susciti già in partenza interesse ed ammirazione. “SEI DA RICOVERO”, la frase che mi è rimasta impressa da Enrico, ma naturalmente se solo avesse potuto, sarebbe stato pronto ad accompagnarmi. Ha dato la disponibilità per tentare l’impresa a fine agosto, ma a fine agosto come giustamente mi fa notare Roberto le giornate sono troppo corte!!! Non avrei mai potuto partire da casa!! E se non parto da casa e non mi smazzo decine e decine di km di pianura prima della grande salita, io non sono soddisfatto dell’impresa!! Basta basta… ho capito. Stavolta sono da solo, ma non mi importa, passerò una giornata memorabile se tutto va bene, la sentirò fino in fondo, in ogni momento. Sconvolgente l’sms che mando a casa mia per avvisare di cosa avrei fatto il giorno dopo, davvero sconvolgente.
Questo sconvolgimento di piani improvviso non mi fa certo rinunciare alla mia piacevole sosta settimanale venerdì in pizzeria, tra l’altro arrivo davanti alla mia preferita ma nessuno mi aveva avvisato che è già chiusa per ferie. Allora ripiego su una altrettanto buona proprio nella mia cittadina, non so se faccio bene, ma da un lato ho anche bisogno di ricaricarmi di un po’ di energie. Non so nemmeno io l’entità di cosa mi aspetta!!
La mattina dopo decido di partire alle 4, questo significa naturalmente percorrere due ore almeno nel totale buio: all’inizio la cosa non mi fa minimamente paura, ma quando mi metto sulla strada la sensazione cambia un po’. Abbandono il mio centro abitato ben illuminato e sono nel tratto tra Settimo e San Mauro… non si vede niente!!! Proprio niente!!! Neanche la strada… cerco di tenermi a largo dei bordi dato che tanto non c’è nessuno, ed è un’idea saggissima… non so come faccio a non incontrare neanche una buca, che in questo tratto di strada ci sono, eccome!! Comunque finalmente mi ri-immetto in un tratto ben illuminato, quello della città di Torino, naturalmente non mi risparmio qualche commento degli ubriachi che escono da pub e discoteche, ma che per fortuna si limitano a un “VAI A DORMIREEE”. Sorrido. Esco da Corso Moncalieri, da qui in poi la strada per me è un completo enigma. Provo a seguire le indicazioni per Carmagnola, mi fa fare alcune deviazioni, mi fa imboccare una strada, oltrepassare un cavalcavia e poi la strada sembra proseguire dritta… ma non si vede un fico secco, di nuovo, è tutto buio. Dopo un po’ di industrie, è veramente la desolazione: tutto buio, solamente il rado chiarore della luna e delle stelle a riflettermi quanto meno il bianco della striscia al bordo della strada. Per il resto, è buio pesto, non vedo naturalmente il mio contachilometri, non so a quanto sto andando, non vedo niente di quello che c’è sotto e attorno a me. Ammetto che in questo frangente l’angoscia ci sta tutta: oltre che cadere in un fosso, prendere una buca brutta, potrei essere attaccato da qualche malvivente o animale. Non è detto che però in quel caso l’avrei persa.
Comunque è veramente un tratto interminabile. Solo quando oltrepasso il cartello della provincia di Cuneo, comincio ad intravedere i primi chiarori, ma mancano ancora parecchi km alla prima tappa, Saluzzo. Ci vuole tanta pazienza, passione, ostinazione, ma oggi mi sento davvero benissimo. Sto per compiere qualcosa di memorabile e unico, tutto il mio corpo e la mia mente sono portati a farlo.
Finalmente accompagnato dai primi chiarori del giorno arrivo a Saluzzo, tra l’altro dopo un tratto di piano tendente alla salita (azz… non dovevano esserci salite fino a Sampeyre!!). Mi fermo in un bar a fare colazione, guardo l’orologio, dicendomi: “Sicuramente sono già in ritardo”. Invece no!!! Sono le 7 in punto, orario perfetto!!! Tra l’altro ho già fatto la sosta quando guardo l’ora, quindi guadagnato tantissimo tempo. In questo bar di Saluzzo chiedo informazioni sul percorso: una vecchia ci scherza su indicandomi la strada più faticosa, in cui bisogna scalare una collina, anche se mi farebbe evitare una quindicina di km… data la difficoltà già di per sé dell’impresissima, decido di seguire la strada più lunga ma ancora pianeggiante fino al punto stabilito di inizio salita (Sampeyre appunto).
Noto che non mi raggiunge nessun ciclista per ora… sono partito davvero presto! Effettivamente la strada ora è in leggerissima salita, ma si sale agevolmente. Quando incontro i primi ciclisti sono ormai in frazioni situate attorno ai 900 metri di quota. Quando arrivo a Sampeyre sono le … 9 !!! Incredibile, sono arrivato con un’ora di anticipo rispetto alla mia tabella di percorso! Questo mi fa essere gasatissimo… ormai la super impresissima, come l’ho battezzata per distinguerla dal Nivolet, è veramente a portata di mano, non è più così impossibile da realizzare!!! Con una lattina di the al limone per prendere un po’ di energia mi lancio quindi su, ora l’obiettivo è Pontechianale dove devo trovare la diga… L’obiettivo era arrivarci attorno alle 12,30, ma con grande mio stupore dopo aver percorso agevolmente anche questi tratti di salita ci arrivo alle 11 !!!! Quindi ho recuperato un’altra mezz’ora… qui è già veramente il caso di festeggiare, anche se manca il tratto più duro, quindi per me sono foto a gogò ora. Dopo un bel pranzetto con le specialità locali di Chianale, paesino situato un po’ sopra la diga, e dopo aver mandato i messaggi ai più cari amici Roberto, Roberta, il mio capoprogetto che combinazione si chiama Roberto anche lui, poi aver avvisato casa, mi avventuro finalmente lungo il tratto di maggior interesse, quello davvero difficile, massacrante. Tremende le pendenze: si mantengono superiori al 10% per tutto il percorso. D’altronde è immaginabile, se in meno di 10 km sale di 1000 metri. Ad un certo punto arrivo dove la strada raggiunge anche il 14% di pendenza, lo segnano i cartelli e l’ho pure fotografato, ma tutto questo non mi fa paura, continuo a sentirmi benissimo. La respirazione è regolare e per nulla affannata. Converso con qualche ciclista lungo il percorso, c’è un’atmosfera molto amichevole tra i pazzi che decidono di intraprendere questa sfacchinata. Quando i cartelli indicatori tecnici di pendenza e altitudine si fanno più frequenti, ormai siamo quasi arrivati… ancora un piccolo, piccolissimo sforzo!!! Ad un certo punto, da sereno che era il cielo, mi immergo nelle nuvole… la strada in questi tratti è talmente pendente che sembra davvero di volare tra queste nuvole. Vedo dei ciclisti che mi superano ma poi si fermano, io invece proseguo piano ma costante e senza pause, ma si fa veramente fatica in questi ultimi tratti. Ad un certo punto come per magia in lontananza mi appare una piazzola con un ritrovo… è il colle!!! Sono arrivato!!! Ancora qualche piccolo sforzo e anche io raggiungo i ciclisti e i turisti presenti alla meta, che prontamente si complimentano con me soprattutto per essere arrivato da … Torino!!! Chiedo a qualche turista di scattare qualche foto, ma sono consapevole del viaggio di ritorno lunghissimo, così torno giù quasi subito. Peccato veramente, è un posto surreale, mi sarebbe piaciuto starci. Tra l’altro solo il versante italiano era coperto da nuvole e nebbia, quello francese era ancora completamente sereno ed è un assoluto spettacolo mozzafiato guardare tutto dalla cima. La foto qualcosa dice… ma essere lì, credetemi, è un’altra cosa.
Veramente fa freddo a scendere giù, è tutto coperto ed immerso tra le nuvole, è strano a dirsi quando sotto ci sono più di 30 gradi. Me la prendo abbastanza con calma, ma vedo che continuiamo a starci alla grande con i tempi di percorrenza. Alle 17 sono a Saluzzo, poi proseguo un po’ più stanco di prima, anche io sono un essere umano, ma dopo aver percorso il lunghissimo tratto di pianura, verso le 19,30 mi immergo per Torino, tra l’altro dopo aver seguito un percorso diverso dall’andata dove ho rischiato di perdermi tra le rotonde e di forare le gomme. Alle 20 entro nella vita di casa…
Ragazzi è difficile farvi capire cosa mi ha lasciato questa avventura, dal viaggio notturno, ai paesaggi e agli scenari incredibili, al viaggio di ritorno dove ho provato un poco di sofferenza, ma mi sono anche divertito molto… E’ vero sono un pazzo, una persona normale è chiaro che quantomeno prenderebbe la macchina per evitarsi un pezzo di pianura. Ma vi giuro che la soddisfazione che c’è in me di aver compiuto una vera impresa è tanta, tantissima: non avrei provato la stessa cosa se per dire fossi andato in macchina fino a Saluzzo… ho bisogno di avere il dubbio di non riuscire a farcela… l’esito non deve essere scontato… ogni vittoria va conquistata.
Vi lascio alle foto, che parlano da sole… ho già in mente un’ultima, disperata, incredibile impresissima per questa estate 2009, che se mi riesce, davvero penso che sia qualcosa di inconcepibilmente mostruoso!!! Ma non vi anticipo niente su cosa ho intenzione di fare… lo vedrete… quella, è un’altra storia.


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Offline Mirage

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:sticazzi: :bravo: mamma mia Nico, sempre più in alto !

la prossima impresa sarà la scalata al K2 !

Offline percy

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Sei folle  :progo:

scoVVovonante nico  :ita:
"Seconds turn to minutes
and the minutes turn to hours
and the hours turn to days and the world goes round
and round and round and round and...."

Offline vale4ever82

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  • LA PASTA!!!
 :progo: grandissimo!!!  :bravo:

Offline Luca93Dance

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Grande!proprio da pochi mesi mi sto appassionando (di nuovo) alla mitica bici  :pesi: