Autore Topic: Evoluzione della musica elettronica  (Letto 12143 volte)

Offline marblemad

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Evoluzione della musica elettronica
« il: Novembre 15, 2008, 11:47:06 am »
Volevo segnalare di aver scritto sulla Knol italiana una analisi circa l'evoluzione della musica elettronica, riconducendo ad unita' i suoi vari sottogeneri (techno, dance, trance, house).

http://knol.google.com/k/marco-lenci/musica-elettronica-un-viaggio-tra/ek5c1174f54s/1#

Una introduzione, che mi auguro utile, per coloro che non avessero vissuto gli anni '90 e la loro forse irripetibile ricchezza musicale.

Un mezzo attraverso cui rivivere il passato per quelli che, ricordando ancora i successi internazionali delle produzioni elettroniche nostrane, non vogliono rassegnarsi  di fronte all'attuale panorama musicale italiano.

 



Mr_DANCE

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #1 il: Novembre 15, 2008, 11:56:03 am »
i miei complimenti stupenda  :applausi:

Offline angelbeats

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #2 il: Novembre 15, 2008, 17:26:15 pm »
complimenti marble, ottima analisi.
sopratutto concordo con la parte riguardante il passato di mtv che era più concentrata sulla musica, anche se pur sempre in maniera mainstream, ma veniva trattata dignitosamente. e poi la "frammentazione" dei generi, che è avvenuta anche in altre scene (tipo l'heavy metal) che ha portato solo inutili complicazioni.
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Offline m@uro

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #3 il: Novembre 15, 2008, 19:47:54 pm »
complimenti marble, ottima analisi.
sopratutto concordo con la parte riguardante il passato di mtv che era più concentrata sulla musica, anche se pur sempre in maniera mainstream, ma veniva trattata dignitosamente.
:sisi: :sisi: :sisi: .up: .up:


Offline marblemad

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #4 il: Febbraio 02, 2009, 21:26:59 pm »
complimenti marble, ottima analisi.
sopratutto concordo con la parte riguardante il passato di mtv che era più concentrata sulla musica, anche se pur sempre in maniera mainstream, ma veniva trattata dignitosamente.

Al contrario di quanto avviene oggi, in cui tra programmi parlati spesso dimenticabili, non solo l'elettronica e' scomparsa ma e' del tutto assente anche qualunque altro genere che non rientri in quella decina di video, rigorosamente recenti, trasmessi a rotazione continua.

e poi la "frammentazione" dei generi, che è avvenuta anche in altre scene (tipo l'heavy metal) che ha portato solo inutili complicazioni.

Oltre ai danni creati, la beffa e' che, almeno in Italia e ritornando a Mtv, la frammentazione non ha neanche posto in essere quella triste ghettizzazione dell'elettronica che era lecito aspettarsi. Su Sky le varie Mtv spaziano dagli artisti pop di turno a video degli anni 70-80 passando per pesudo sperimentazioni che di indie hanno solo il nome e determinate funzioni strumentali in termini di ritorno di immagine.

Di musica techno, dance o trance, almeno per quanto mi e' capitato di vedere, neppure l'ombra.

E non solo nei programmi relativi agli anni 90, ma proprio in generale e nemmeno a tarda notte!

Non un video di dance, neanche per sbaglio!

Offline crono 80

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #5 il: Febbraio 09, 2009, 18:01:57 pm »
questo interessantimo topic me l'ero perso!

comunque x dare la giusta importanza a questa analisi e all'argomento, propongo di spostarlo o in questo spazio http://www.danceanni90.com/forum/index.php?board=26.0 (diciamo la directory madre di questa sez. che parla dell'evoluzione della musica elettronica dal 2000 in poi)  pinnandolo come "importante" , oppure, stando al significato di riassunto storico tout cour dell'articolo (non solo quindi interpretandolo forse fozatamente come base nozionistica da cui partire per prospettare le dinamiche future dell'evoluzione della dance, o non solo) lo sposterei in OT, sempre pinnadolo in testa ai topic della sezione.

cmq stas, sbav, mi leggo tuttoo a me intrippano 'sti topic  :bravo:
« Ultima modifica: Febbraio 09, 2009, 18:04:10 pm da crono 80 »
when LHCb sees
where the antimatter's gone
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Offline crono 80

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #6 il: Febbraio 09, 2009, 19:21:23 pm »
 :applausi: :applausi: :applausi:

grande! davvero, che articolo interessante e ben scritto ( illuminanti i link a youtube, anche se purtroppo alcuni scaduti sic!) in cui è sempre presente su doppio binario l'evoluzione musicale nel tempo unita a qualche osservazione tecnica circa la "complessità" dei dischi e gli "stili" presenti.

davvero fa male come con l'avvento di cotanta potenza in megabyte, sia calata la creatività e la voglia di fare elettronica, ma, come ricordi testualmente nell'articolo, il vero problema specie dell'Italia è che:

"Non riuscendo piu' a competere in modo massiccio a livello internazionale, si cerco' di salvare il salvabile attraverso il protezionismo, con l'obiettivo di difendere determinati interessi particolaristici."

col protezionismo, tutta la storia dell'economia e della società lo insegna, si arriva solo a parare il "colpo" nel breve periodo ma si perde, e molto, alla lunga in termini di crescita del proprio patrimonio (sia esso tangibile, o misurabile in valuta, sia esso, come in questo caso, culturale-musicale).


forse la vera crisi, a mio modesto modo di intuire, non è stata portata tanto dalla (immancabile) settorializzazione nelle produzioni (anzi forse questo sarebbe stato un bene ovviamente se nn s fosse manifestato come gabbia) ma è stata causata proprio dalla volontà da parte delle label di escludere la musica elettronica del mercato, di volerla relegare alle discoteche di tendenza imponendo il monopolio sonoro che impera oggi, ahinoi, in questo contesto.

nn avevamo mai preso in considerazione la questione "protezionismo" delle ns major... ma davvero questo spiegherebbe moooolte cose  :paura: unito alla sempre citata "facilità" di veicolare i mercati in una società sempre piu' misera e assopita cme la nostra.  :-X
« Ultima modifica: Febbraio 11, 2009, 09:47:19 am da crono 80 »
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Offline marblemad

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #7 il: Febbraio 11, 2009, 15:43:44 pm »
:applausi: :applausi: :applausi:

grande! davvero, che articolo interessante e ben scritto ( illuminanti i link a youtube, anche se purtroppo alcuni scaduti sic!) in cui è sempre presente su doppio binario l'evoluzione musicale nel tempo unita a qualche osservazione tecnica circa la "complessità" dei dischi e gli "stili" presenti.

Ti ringrazio per l'apprezzamento. La struttura del testo e' proprio quella che hai colto. Inoltre, i link ai video servono esattamente per permettere ai lettori meno esperti di farsi una propria opinione diretta, al di la' delle definizioni teoriche che, in ambito musicale, rischiano di rimanere su carta.

davvero fa male come con l'avvento di cotanta potenza in megabyte, sia calata la creatività e la voglia di fare elettronica, ma, come ricordi testualmente nell'articolo, il vero problema specie dell'Italia è che:

"Non riuscendo piu' a competere in modo massiccio a livello internazionale, si cerco' di salvare il salvabile attraverso il protezionismo, con l'obiettivo di difendere determinati interessi particolaristici."

Sono molto contento nel notare come, in tutto lo scritto, tu abbia riportato una delle sue parti fondamentali. Immaginavo, infatti, che ad un appassionato non sarebbe sfuggita quella parte che hai citato e che sintetizza il mio pensiero circa le ragioni dell'attuale situazione italiana.

Ad un'analisi piu' specifica, infatti, a mio avviso e' scorretto parlare di una vera e propria crisi della dance: e' invece essenziale evidenziare l'unicita' del caso italiano rispetto al resto dell'Europa.

E' vero affermare che, nella seconda meta' degli anni '90, ci sia stato un calo a livello creativo della dance e che ci si sia (ri)spostati verso la house. Tuttavia non si puo' parlare di una crisi in senso tecnico perche' la dance, all'estero, si e' continuato a produrla, ad ascoltarla e ad acquistarla. E lo stesso vale per l'attualita': progetti dell'importanza e del peso economico di Cascada - a prescindere dai gusti personali - sono li' a dimostrarlo pienamente. La dance avra' anche perso smalto ma e' un genere vivissimo, che si e' anche evoluto verso un certo tipo di trance - non a caso diventata genere mainstream - e verso la techno (si pensi al jumpstyle).  

E' la drammatica situazione italiana a rappresentare un unicum nel panorama dell'elettronica, specialmente ricordando i successi che si era stati in grado di ottenere fino a pochi anni fa.

In Italia, dopo la prima meta' degli anni '90, come per qualunque altra impresa commerciale, per aumentare i profitti si e' pensato bene di spostare il target di riferimento verso un nuovo tipo di clientela, anagraficamente piu' matura e quindi piu' danarosa.

Erano i prodromi del passaggio dalla mega discoteca, a prezzi accessibili, ai locali piu' piccoli ma dall'accesso piu' esclusivo, ossia piu' costoso.

La discoteca del passato rappresentava non solo un momento di socialita' ma anche un vero evento musicale, con tutta la sua dignita', accompagnato dall'ascolto e dal ballo.

Inevitabile, dunque, per ragioni di profitto, il passaggio dalla dance ballabile ad un certo tipo di house adatta ad un pubblico piu' ampio, che si scatenava meno, che stava piu' seduto (magari acquistando costose consumazioni).  

Ecco allora la crisi e la chiusura di discoteche storiche, fino ad arrivare all'attualita', ai "locali" in cui la musica ed il ballo sono semplici accessori ed il modello e' direttamente mutuato dal night: la punta di diamante di questa nuova concezione e' attualmente costituita dal Billionaire.

Come e' stato realizzato questo progetto?

Come scritto, in primo luogo, con il protezionismo, concretatosi nell'espulsione dell'elettronica straniera - che spaziava ovviamente su tutti i generi - ed il contestuale bombardamento musicale di house della tipologia piu' semplicistica. Ovvie le ripercussioni anche a livello produttivo: nel rendersi conto del progressivo innalzamento tecnico dell'elettronica - tra le altre cose, dovuto al calo dei costi delle apparecchiature - e nelle gravi difficolta' a tenere il passo con i competitor stranieri, la musica di sintesi italiana si e' sempre piu' ripiegata su se stessa e sui propri confini. Come dimenticare certe orripilanti tracce cantate in italiano e che erano la dimostrazione palese della conclamata sopraggiunta incapacita' di rivolgersi al mercato estero?

Erano le premesse che avrebbero portato molti artisti storici ad andare sempre di piu' all'estero, non considerando neanche piu' l'ambito italiano, impoverito musicalmente ed economicamente. E come dar loro torto?  

Ma perche', a fronte di un generale spostamento dell'Europa verso la house, solo in l'Italia la house e' diventata prima genere prevalente e poi esclusivo? E come e' stato possibile realizzare cio'?  

Le ragioni sono molteplici e complesse.

La principale e' il cartello e le conseguenti "relazioni pericolose" tra grandi network privati, dj/produttori, etichette e proprietari di discoteche.

Niente di nuovo si eccepira', avviene anche all'estero. E' vero, ma la differenza con l'Italia risiede nel fatto che il cartello nostrano agisce in una situazione di monipolio (o quasi) e quindi e' stato in grado prima di espellere la musica straniera e poi di orientare a propria volonta' il mercato.

All'estero, nonostante tutto, i giganti (tedeschi, olandesi, inglesi...) operano in regime di maggiore concorrenza e quindi non possono fare il bello ed il cattivo tempo sul loro mercato, ne' possono ignorare quanto avviene fuori dai rispettivi confini nazionali.

Un'altra ragione alla base del caso italiano e' rappresentata dalla critica musicale, che ha sempre ignorato o guardato con sufficienza quando non con disprezzo il mondo dell'elettronica in senso stretto (dance, techno ed altro).

E cosi' l'elettronica, come la dance ad esempio, e' stata sempre considerata musica di terza categoria, musica usa e getta con scadenza a tre mesi, fruibile solo attraverso singoli o, al limite, compilation periodiche, con gli artisti fungibili tra di loro.

"Commerciale" per definire dispregiativamente la dance, un termine che si sarebbe purtroppo imposto anche presso il grande pubblico che pure la dance la sentiva e la comprava. Termine tanto ridicolo - quale musica destinata ad essere venduta non e' "commerciale"? - quanto odioso e che era usato solo in Italia. Non un caso.
 
La critica, dei quotidiani e delle riviste specializzate, si esaltava per le centomila copie del musicista rock di turno e tesseva lodi sperticate ai vari Ramazzotti e Pausini che vendevano sui mercati esteri, dimenticandosi o fingendo di non vedere tuttavia che l'elettronica dei primi anni '90 (ed anche, raramente, dopo) scalava le classifiche europee e riusciva ad avere successo anche sul mercato piu' difficle da essere considerato inespugnabile, quello americano.

Ancora oggi si pagano duramente le conseguenze di quel deleterio atteggiamento e per verificarlo basta andare in una qualche grande catena di musica. Al reparto "elettronica" - ammesso e non concesso che ci sia - si trovano gruppi come Massive Attack o Moloko che si avvalgono dei sintetizzatori ma non li usano in modo esclusivo: ecco dunque come in Italia siano artisticamente accettabili,  diventando "elettronica alta", detta anche, con un termine demenziale a dir poco "intelligent dance music". Ma provate a chiedere l'ultimo disco di Paul Van Dyk, il commesso sgranera' gli occhi, anche perche' neanche sono stati comprati i diritti per l'Italia. Troppo elettronico in senso stretto, dunque solo "canzonette" che non meritano neanche di finire tra gli scaffali. Ma che stranamente, al di fuori dei nostri confini, vendono decine di migliaia di copie.

L'ultimo responsabile e fin troppo poco citato dell'attuale disastro italiano e' il pubblico. Quello stesso pubblico, dalla memoria corta, subito pronto a buttarsi su qualunque fenomeno musicale venga proposto e poi imposto, quale che sia, specialmente se il fine sia la narcisistica dimostrazione agli altri di essere aggiornati, ossia alla moda.

Il vestito "giusto", la macchina "giusta", i nuovi locali "giusti" simil-night dove la musica o il ballo sono semplici optional, la musica da ascoltare "giusta", che coincide con quella che viene strumentalmente fatta imperare sul mercato.   

Ancora si eccepira' che lo stesso avviene anche all'estero. Giusto. Ma come gia' detto, al di fuori dell'Italia viene data la possibilita' al pubblico di scegliere, i cartelli sono fortissimi ma non onnipotenti, la critica ha sempre attribuito piena dignita' artistica all'elettronica - come del resto e' normale e ovvio che sia - in tutte le sue sfumature.

Troppo semplice pero' scaricare la colpa su un pubblico tenuto artificiosamente nell'ignoranza e considerato influenzabile in modo assoluto.   

La memoria del passato non e' ne' puo' essere merce di scambio e le pressioni del mercato si arrestano - o almeno dovrebbero farlo - di fronte al gusto personale. Perche', in definitiva, l'ignoranza non scusa, meno che mai negli ultimi anni, in cui la diffusione di internet permette di osservare in modo semplice quanto avviene nei mercati stranieri. Sempre che, ovviamente, ci sia l'interesse per farlo.

Purtroppo pero', il pubblico italiano dei grandi numeri tende spesso a coincidere con quello che possiede piu' di un cellulare a persona neonati compresi, che si indebita per vestiti griffati o auto di lusso che non potrebbe permettersi. Ed intanto, caso unico in Europa, l'Italia e' l'unico paese in cui dal 2007 al 2008 la diffusione di internet sia calata. 

Se queste sono le premesse, il futuro per la musica elettronica in Italia si delinea nerissimo.


col protezionismo, tutta la storia dell'economia e della società lo insegna, si arriva solo a parare il "colpo" nel breve periodo ma si perde, e molto, alla lunga in termini di crescita del proprio patrimonio (sia esso tangibile, o misurabile in valuta, sia esso, come in questo caso, culturale-musicale).


forse la vera crisi, a mio modesto modo di intuire, non è stata portata tanto dalla (immancabile) settorializzazione nelle produzioni (anzi forse questo sarebbe stato un bene ovviamente se nn s fosse manifestato come gabbia) ma è stata causata proprio dalla volontà da parte delle label di escludere la musica elettronica del mercato, di volerla relegare alle discoteche di tendenza imponendo il monopolio sonoro che impera oggi, ahinoi, in questo contesto.

nn avevamo mai preso in considerazione la questione "protezionismo" delle ns major... ma davvero questo spiegherebbe moooolte cose  :paura: unito alla sempre citata "facilità" di veicolare i mercati in una società sempre piu' misera e assopita cme la nostra.  :-X

Vedi sopra.

Offline angelbeats

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #8 il: Febbraio 11, 2009, 22:52:10 pm »

Un'altra ragione alla base del caso italiano e' rappresentata dalla critica musicale, che ha sempre ignorato o guardato con sufficienza quando non con disprezzo il mondo dell'elettronica in senso stretto (dance, techno ed altro).

E cosi' l'elettronica, come la dance ad esempio, e' stata sempre considerata musica di terza categoria, musica usa e getta con scadenza a tre mesi, fruibile solo attraverso singoli o, al limite, compilation periodiche, con gli artisti fungibili tra di loro.

"Commerciale" per definire dispregiativamente la dance, un termine che si sarebbe purtroppo imposto anche presso il grande pubblico che pure la dance la sentiva e la comprava. Termine tanto ridicolo - quale musica destinata ad essere venduta non e' "commerciale"? - quanto odioso e che era usato solo in Italia. Non un caso.
 
La critica, dei quotidiani e delle riviste specializzate, si esaltava per le centomila copie del musicista rock di turno e tesseva lodi sperticate ai vari Ramazzotti e Pausini che vendevano sui mercati esteri, dimenticandosi o fingendo di non vedere tuttavia che l'elettronica dei primi anni '90 (ed anche, raramente, dopo) scalava le classifiche europee e riusciva ad avere successo anche sul mercato piu' difficle da essere considerato inespugnabile, quello americano.


questo è verissimo. purtroppo, c'è una verità che è dura da ammettere per noi appassionati: quando viene realizzata una qualsiasi cosa riguardante gli anni '90 musicali in italia, sia essa una compilation, programma radiofonico o televisivo "popolari" e non di settore, la musica dance elettronica non viene nominata mai o, nel migliore dei casi, citata solo in maniera superficialissima. sono davvero rari i casi in cui "si da a cesare ciò che era di cesare", come ad esempio la trasmissione andata in onda tempo fa su radio 105 in cui partecipò molella e si parlò di cio che era davvero la dance, la progressive, persino l'happy hardcore (per quel poco che c'è stata) in italia, di quali cifre avesse quel movimento che tra il 2004 e il 2005 si è dissolto in maniera a dir poco rovinosa. purtoppo non ho ancora avuto modo di sentire la puntata di quel programma.
riguardo a come viene vista la musica dance in generale, avrei un'osservazione da fare, anche se non so se c'entri molto: per quale motivo i videoclip di musica dance (in particolare negli ultimi anni) sono spesso di una qualità a dir poco scadente? praticamente sono quasi tutti uguali, si vendono solo ragazze mezze nude che si strusciano o ballano (a volte anche ragazzi, ma raramente, questo mi fa pensare che i registi siano quasi sempre uomini :asd: ). non è per fare il "moralista", non è che mi da fastidio vedere ste ragazze, ci mancherebbe ::) è solo che a me da l'impressione di "tanto questa è musica di serie b, è inutile sforzarsi nell'inventare un videoclip che sia un minimo decente".
« Ultima modifica: Febbraio 11, 2009, 23:02:06 pm da trancegenerator »
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Offline m@uro

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #9 il: Febbraio 11, 2009, 23:57:01 pm »
Già... gli anni 80 al contrario sono mistificati... eppure è lì che è nata l'elettronica, il pop era tutto elettronico.
Non so spiegarmi il motivo di questa discriminazione...


Offline crono 80

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #10 il: Febbraio 12, 2009, 02:16:26 am »
grazie per aver eplicitato l'aggravante che permette questa situazione tutta nostrana: la possibilità di chiudersi e l'effettivo monopolio del nostro mercato.
I soliti circoli viziosi che influenzano le masse, e si auto alimentano da tutto questa dinamica con feed back davvero drammatici che ammazzano l'emozione di vivere la notte come ai tempi, la vera "mega" discoteca  :'(


interessantissimi cmq i tuoi interventi Marblemad !  ;)

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Offline crono 80

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #11 il: Febbraio 12, 2009, 02:36:08 am »
essì Trance ormai (ma da mo anche) la musica elettronica è vista come musica di serie B, ma manca una cultura musicale vera, qui da noi, x i motivi detti, sembra ci sia solo la cultura della moda.

Prendiamo il folk italiano per esempio: ma ci rendiamo conto a che livelli è sceso? ok daccordo son sempre state canzonette, ci mancherebbe, ma almeno prima aveva una sua identità (reduce dalla tradizione lirica italiana sempre stata sentita e dalle opere), poi ci sono state le prime aperture a fine anni 60 e nel 70 e come ricordava Mauro gli 80s sono stati anni di grande cambiamento. Oggi  invece sembra assistere ad una scopiazzatura senza ritegno da stili diversi, importati sulla scia della moda del momento, e perpetrata in modo banalissimo.

Da sempre, secondo me, non  sarebbe stato molto intelligente fare una discriminazione tra canzonette (elettroniche o meno) snobbando a priori un genere piuttosto che un altro e motivando la propria posizione sulla base della "complessità" dei pezzi, ma oggi proprio come si fa anche solo a  pensare cose tipo "la dance è un prodotto scadente mentre (appunto ) il nuovo Ramazzotti - o peggio il nuovo gruppetto pseudo rock italiota - è Arte" ? !  :paura: 
Si certo cmq, tutto l'insieme ha comportato che anche la dance (o l'elettronica da ballo qualuque genere esso sia oggi da noi) si sia appiattito a standard non mediocri ma davvero infimi.
« Ultima modifica: Febbraio 12, 2009, 13:59:28 pm da crono 80 »
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Offline matteo81

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #12 il: Febbraio 17, 2009, 00:06:52 am »
il fatto e' che adesso e' diventato troppo semplice fare musica da discoteca,basta prendere un pc,una tastiera e il gioco e' fatto,ci sono canzoni troppo semplici mentre prima era + difficile.addirittura ci sono dj che mettono la musica col computer come ad esempio fa' provenzano,questo vuol dire non avere tecnica e tutti saprebbero farlo.vedo poi che ormai le discoteche sono x i giovanissimi,gente dai 25 anni in poi o non ci va + o se ci va ci va raramente e x altri motivi fregandosene della musica e del dj,ad esempio gli amici con cui uscivo prima non ci vanno +.andare a ballare la domenica pomeriggio non va' + di moda infatti qua' a firenze cene' rimasta solo una che fa' la domenica pomeriggio mentre prima cen'erono molte di + xche' i tempi sono cambiati,adesso i pischelli fanno tardi la sera quindi vanno a ballare il venerdi e il sabato.persone che vengono stuprate all'uscita delle discoteche,tantissima gente impasticcata e pensare che prima non era cosi'.ce' chi dice che i tempi cambiano e che non bisogna guardare al passato ma se questo e' il futuro ce' da stare freschi

Offline matteo81

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #13 il: Febbraio 17, 2009, 00:12:51 am »
gente che non sa nemmeno cosa sia l'house,la techno o la prograssive e che fa' confusione tra i generi,non ce' cultura.generi ormai scomparsi o che sono di nicchia come l'hardstyle,almeno qui a firenze esiste solo l'house e l'electro e non ci sono grossi eventoni e dj importanti.e' x questo che non trovo + lo stimolo di andare a ballare come facevo prima,le discoteche che piacciono a me sono troppo lontane x andarci da solo e nessuno ci vuol venire,forse se si tornasse indietro mi verrebbe di + la voglia.

Offline marblemad

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Re: Evoluzione della musica elettronica
« Risposta #14 il: Febbraio 24, 2009, 20:48:37 pm »
questo è verissimo. purtroppo, c'è una verità che è dura da ammettere per noi appassionati: quando viene realizzata una qualsiasi cosa riguardante gli anni '90 musicali in italia, sia essa una compilation, programma radiofonico o televisivo "popolari" e non di settore, la musica dance elettronica non viene nominata mai o, nel migliore dei casi, citata solo in maniera superficialissima.


Uno dei motivi principali che mi ha dato la spinta definitiva a scrivere il knol e' stato proprio il vedere come Mtv, ad esempio, nelle sue "retrospettive" sugli anni '90, non mettesse mai un video di dance neanche a morire. E questo nonostante la dance, o meglio l'elettronica in senso lato come autonoma rispetto al pop rock elettronico anni '80, sia stato il vero genere innovativo che ha caratterizzato gli anni '90 (ben piu' del tanto citato grunge) e che e' giunto al grande pubblico scalando le classifiche.

riguardo a come viene vista la musica dance in generale, avrei un'osservazione da fare, anche se non so se c'entri molto: per quale motivo i videoclip di musica dance (in particolare negli ultimi anni) sono spesso di una qualità a dir poco scadente? praticamente sono quasi tutti uguali, si vendono solo ragazze mezze nude che si strusciano o ballano (a volte anche ragazzi, ma raramente, questo mi fa pensare che i registi siano quasi sempre uomini :asd: ). non è per fare il "moralista", non è che mi da fastidio vedere ste ragazze, ci mancherebbe ::) è solo che a me da l'impressione di "tanto questa è musica di serie b, è inutile sforzarsi nell'inventare un videoclip che sia un minimo decente".

L'evoluzione dell'estetica dei video e' andata di pari passo con i mutamenti musicali. Quando scrivevo il knol con i link ai video, infatti, avevo pensato di includere delle considerazioni in merito (che pero' avrebbero rischiato di appesantire troppo il discorso: magari in futuro o su un altro scritto...).

Comunque ci sono stati cambiamenti molto rilevanti negli anni. I primi video fine anni 80-inizi 90 erano spesso delle demo fatte al computer: molto psichedelici e, soprattutto, con l'obiettivo di risparmiare su costose riprese dal vivo.

Si e' passati all'estetica dei rave (Westbam, ecc.), anche ad esempio in relazione ai cambiamenti storici epocali avvenuti in Germania, senza pero' tralasciare la  dimensione piu' onirica (Age of Love). 

Allo stesso tempo, con lo sviluppo della dance, i video hanno acquisito un carattere piu' solare legato al ballo, con vere e proprie coreografie complesse (Captain Hollywood) o atmosfere da festa in spiaggia. Non dimenticando la moda della deriva fantasy (Pharao, Jam & Spoon, Cappella, Leila K).

Con la diffusione al grande pubblico della trance, anche i video si sono diversificati: piu' introspettivi, spesso in bianco e nero, con gli artisti che camminavano con aria pensosa (Paul Van Dyk). E talvolta esagerando ed ottenendo risultati opposti rispetto a quelli prefissati.

Negli ultimi anni c'e' stata un'esplosione di video con modelle poco vestite (si pensi al furbo Eric Prydz che, grazie al video, e' arrivato ai vertici delle classifiche con una traccia non certo memorabile).

Tuttavia, nonostante il bel vedere che di certo cattura l'attenzione, questa tipologia di video danneggia sul lungo termine gli stessi artisti che producono le canzoni. Infatti, il giudizio negativo che traspare e', in primo luogo, quello che l'artista esprime su quel pubblico che teoricamente dovrebbe acquistare la sua produzione: ascoltatori superficiali ed ignoranti, attirati dalle immagini piu' che dalla qualita' della musica.

Solo in un secondo momento si palesa l'equivalenza tra video superficiale e musica superficiale, ossia di serie b. Ed e' l'aspetto piu' grave e paradossale. Infatti, dando il proprio assenso per un certo tipo di video, l'artista dequalifica se stesso, scredita il risultato finale del proprio lavoro, ossia la propria musica.

A questo proposito - e visto che Crono 80 ha lanciato una proposta su questo thread per la quale lo ringrazio - vorrei anche io avanzare una proposta: cambiare il titolo del subforum principale da "Eurodance 1993-1996" a "Dance 1993-1996".

Il termine Eurodance e' stato introdotto dagli americani ed implica, in realta', una connotazione intrinsecamente negativa della dance.

La dance e' un genere prettamente europeo e non c'e' alcun bisogno di specificarlo. Nel farlo, pero', e' come se si legittimasse la seguente asserzione: la dance "vera" la facciamo noi americani/inglesi - la house? -, al massimo gli europei possono fare la EUROdance".

Questa terminologia non mi e' mai piaciuta e mi fa pensare, ad esempio, a quando si parla di Kraut-Rock per indicare, in modo dispregiativo, la musica prodotta in Germania. 

Inoltre, questo sito si chiama Dance Anni 90. Ed ancora, gli altri due subforum sono intitolati "Dance 1990-1992" e "Dance 1997-2000".

Pertanto, oltre alla proposta introdotta da Crono 80, vorrei anche io invitare gli utenti ed i moderatori a riflettere sulla questione.